Hollywood è in pericolo? Forse
La storia si ripete, anche quando si tratta della settima arte.
Era il mese di ottobre del 1918, quando la nascente industria del cinema muto si vide costretta a fermare le sue bobine a causa dell’influenza spagnola. Oggi, poco più di 100 anni dopo, la situazione è la stessa: produzioni bloccate, rinviate o cancellate, e sale con posti dimezzati, fino a data da destinarsi.
Come vale per tutti gli altri settori costretti a uno stop forzato, fare stime o previsioni attendibili sull’anno che verrà è complicato, ma senza dubbio resistere all’impatto provocato dal Coronavirus non sarà semplice nemmeno per gli studi cinematografici.
Prima dello scoppio della pandemia, Hollywood si trovava già nel mezzo di una profonda trasformazione.
Negli ultimi anni, la rivoluzione Netflix ha sconvolto la modalità di fruizione delle pellicole, dando filo da torcere sia ai grandi studios che alle piccole produzioni; ogni aspetto dell'industria - dalla diversità dei suoi narratori fino alle regole degli Oscar – era già in discussione.
Ma se prima si trattava più che altro di trovare nuovi compromessi rispetto ai paradigmi di un settore ancora molto scettico nei confronti dello streaming, le questioni ora sono passate a un livello più pratico e pongono nuovi interrogativi: quali film potranno essere premiati se nelle sale non ne è uscito quasi nessuno? Gli attori dovranno recitare con la mascherina o a distanza di sicurezza? Le persone torneranno al cinema o si abbandoneranno alla visione casalinga?
Per ora, non ci sono risposte certe. La situazione è ancora in divenire, ma le limitazioni dei diversi governi hanno già determinato due grosse problematiche che si trascineranno probabilmente fino al prossimo anno. A monte di tutta la catena, ci sono infatti l’impossibilità di distribuire i contenuti pronti e quella di crearne di nuovi.
Chi distribuisce film ha dovuto rimandare uscite programmate da mesi, magari dopo la messa in moto di tutta la relativa macchina promozionale. Per le produzioni più grandi significa perdere investimenti da diversi milioni di euro, per quelle più piccole invece può tradursi nel non riuscire più ad approdare nelle sale. I cinema hanno riaperto, ma i film “in coda” sono numerosi e non è detto che la programmazione possa comprenderli nella loro totalità, soprattutto per evitare accavallamenti pericolosi per gli incassi di tutti. Rimane poi da vedere quanto le sale verranno ripopolate, sperando che non vengano di nuovo chiuse. Se il cinema d’autore può sopravvivere (a fatica) con pochi spettatori, quello mainstream no. Gli aspiranti blockbuster hanno bisogno di centinaia di migliaia di dollari anche solo per pareggiare gli investimenti iniziali, e nel dopo Coronavirus potrebbe essere impossibile raggiungere il punto di breakeven davanti a una platea decimata dalla distanza di sicurezza e dalla paura. Qualcuno ha già sottolineato (e attuato) la possibilità dello streaming, magari scegliendo la strada dell’on-demand a pagamento per la singola pellicola, ma i conti faticherebbero a tornare anche in questo modo, senza contare che i prezzi mensili degli abbonamenti a Netflix & Co. sono solo di poco maggiori a un biglietto virtuale e quindi più convenienti per la maggior parte degli spettatori non appassionati. Alcuni grandi studios, intanto, temporeggiano: Universal ha posticipato "Fast & Furious 9" di Vin Diesel ad aprile 2021 e la Disney ha rimandato l’uscita di "Black Widow" a maggio dello stesso anno.
Anche i festival più importanti, fondamentali soprattutto per chi produce film e cerca un partner per la distribuzione, sono fermi, rimandati o annullati. Il festival di Cannes è stato il primo ad arrendersi e a decidere di saltare l’anno; al contrario, la Mostra del Cinema di Venezia ha resistito, ma le polemiche non sono mancate. Gli Oscar è molto probabile che si terranno, ma saranno “costretti” a fare un’eccezione al regolamento e a comprendere anche le pellicole mai uscite nelle sale, fino all’ultima edizione escluse dalla competizione.
Nel frattempo, la produzione di nuovi contenuti è piuttosto ferma o rallentata. Il blocco è stato posto a diversi livelli: non solo sono interdetti i set, ma anche le sale di doppiaggio hanno avuto problemi e persino chi si occupa di montaggio e post-produzione ha dovuto fermarsi. Per immaginare il futuro delle riprese, la Directors Guild of America (la più importante corporazione di registi cinematografici e televisivi statunitensi) ha creato una task force guidata da Steven Soderbegh, il regista del film a tema pandemia “Contagion”. La preoccupazione legata al “come” si potrà tornare a lavorare è forte e non ci sono protocolli definitivi, quindi mappare le maggiori problematiche è fondamentale per inventare nuove soluzioni.
Le norme stringenti in merito a spazi e contatti potrebbero essere un grosso ostacolo per i set di tutto il mondo, caratterizzati in generale dalla presenza di molte persone molto vicine tra loro. Un film infatti non è confezionato solo da attori e registi, ma contempla per lo più un microcosmo invisibile di ruoli che nelle giornate delle riprese devono essere necessariamente presenti. Tecnici, direttori della fotografia, addetti alle luci, addetti al suono, scenografi, truccatori, parrucchieri, costumisti e assistenti vari di cui non si può fare a meno e che soprattutto si trovano a lavorare, per ogni reparto, con gli stessi oggetti. In un ufficio ogni dipendente utilizza il proprio computer e la propria postazione, che può a fine giornata disinfettare, ma su un set sarebbe impossibile fare lo stesso tra un ciak e l’altro, per ogni dispositivo. I guanti saranno quindi imprescindibili così come l’utilizzo di utensili personali per tutti gli addetti alla costruzione dei set, insieme alla garanzia che truccatori e parrucchieri dispongano di pennelli e spazzole dedicate per ogni attore. Tra le misure al vaglio ci sono anche pasti preconfezionati, pause pranzo sfalsate, l’utilizzo solo di porte a battente (senza maniglia) e l’affitto di interi hotel per creare zone sicure per tutti i professionisti impegnati nelle riprese, oltre all’abbandono delle grandi scene corali realizzate dal vivo, in futuro sempre più sostituite dagli effetti speciali.
Infine, per far ripartire in sicurezza gli attori, una grande lezione può arrivare dal cinema per adulti. Essendo impossibile l’utilizzo di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale durante determinate scene, l’idea sarebbe quella di introdurre test obbligatori per tutta la categoria, come appunto all’interno dell’industria pornografica. Negli anni ’80-‘90 infatti, per proteggere gli attori dall’epidemia di HIV/AIDS che imperversava, fu creato il sistema PASS (Performer Availability Scheduling Services). Il protocollo, tutt’ora in vigore, prevede la somministrazione agli attori di test per le malattie sessualmente trasmissibili ogni 14 giorni; i risultati vengono poi inseriti in un database, liberamente consultabile da produttori e registi. Il Coronavirus ha una modalità di trasmissione diversa, ma l’idea di testare quotidianamente gli attori non è sbagliata a priori. Come i test nel mondo del porno hanno salvaguardato la salute dei propri protagonisti, anche nel cinema questa potrebbe essere l’unica soluzione per girare in sicurezza qualsiasi tipo di scena, nel prossimo futuro o almeno fino all’arrivo di un vaccino in grado di riportare tutti alla normalità, Hollywood compresa.