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REMS: Quello che non dicono

Che cosa sono?

REMS: quattro lettere e un acronimo che racchiudono un mondo sconosciuto a molti. Le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sono state istituite con la legge n. 81 del 2014 con l’obiettivo di chiudere definitivamente gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG). Le strutture sono state pensate come luoghi per accogliere autori di reato affetti da disturbi mentali ritenuti socialmente pericolosi. Con la gestione totalmente affidata al personale sanitario, lo scopo è quello di intraprendere un percorso di cura atto al reinserimento nella società una volta terminato il periodo di detenzione. Le misure di sicurezza si applicano in due circostanze: quando si accerta l’esistenza del reato o la pericolosità del colpevole. Questi provvedimenti si possono rinnovare con un intervallo di sei mesi, a seguito di una valutazione sullo stato di salute mentale della persona.

 

Perché sono importanti?

In Italia si sono verificati due passaggi determinanti per la nascita delle REMS. Il primo cambiamento si può ricondurre alla legge n. 180 del 1978, conosciuta anche come legge Basaglia. L’intervento dello psichiatra, neurologo e docente italiano ha portato alla chiusura dei manicomi criminali, che sono stati sostituiti dagli OPG. Il nuovo metodo entrato a far parte del sistema penale italiano nel 1975 non era però riuscito a risolvere un grande problema: l’ergastolo bianco. Un’espressione con la quale si fa riferimento all’abbandono dei pazienti all’interno dei manicomi a causa dell’assenza di luoghi o personale adatti alle loro esigenze. Si decise così di porre fine a questo fenomeno, vietando per legge la permanenza della persona nella struttura per un periodo di tempo più lungo della pena massima prevista per il reato commesso. Le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sono quindi nate come soluzione per eliminare definitivamente gli ergastoli bianchi.

 

Come sono distribuite?

Le REMS vengono gestite interamente dalle Regioni per permettere ai residenti di ricevere adeguati servizi di salute mentale presso il luogo di residenza. Il metodo stabilito in base alla legge n. 81 del 2014 ha l’obiettivo di evitare uno sradicamento del malato dalla città di appartenenza. Un aspetto che, nel caso si verificasse, potrebbe aggravare ulteriormente la sua condizione. Per ottenere una buona copertura e presenza delle residenze a livello nazionale, lo Stato italiano ha deciso di stanziare 170 milioni di euro. La previsione iniziale del progetto era di dotare le Regioni di queste strutture entro il 31 marzo 2015.

Dalla mappa aggiornata al 31 novembre 2020 emergono alcune anomalie e casi particolari che sono apparentemente in contrasto con la legge che ha istituito le REMS. Il primo elemento che emerge dal grafico è la mancanza delle strutture in Valle d’Aosta, Umbria e Molise. Un dato che evidenzia il fallimento dell’obiettivo con scadenza a marzo del 2015, con il risultato che le residenze attualmente attive sono 32. Il secondo aspetto da notare è la situazione unica della Lombardia, dove è presente un’unica struttura con 160 presenze. Per Castiglione delle Stiviere si tratta infatti di un sistema poliambulatorio, all’interno del quale sono presenti 8 REMS.

 

Grafico mappa

 

Che cosa sono le liste d’attesa e perché sono un problema

L’assenza delle residenze in alcune Regioni e il numero limitato di posti letto ha provocato un problema che mette in discussione la validità di queste strutture: le lunghe liste d’attesa.

Tra le motivazioni che hanno spinto lo Stato ad adottare il sistema delle REMS c’è stata la volontà di superare il sovraffollamento presente all’interno degli OPG. Una situazione che è stata risolta con l’accordo del 26 febbraio del 2015, imponendo il limite di 20 posti letto disponibili per ogni residenza. Per rispettare i parametri imposti, l’accesso alle strutture è diventato quasi impossibile per gli autori di reato affetti da disturbi mentali ritenuti socialmente pericolosi. Dall’istruttoria disposta dalla Corte Costituzionale del 24 giugno 2021 (Report 2) è emerso che sono tra 670 e 750 le persone attualmente in lista d’attesa per l’assegnazione ad una REMS, con un tempo medio di dieci mesi d’attesa. Un dato non del tutto attendibile a causa del mancato aggiornamento delle informazioni da parte di alcune Regioni. Infatti il sistema Smop (Sistema informativo per il monitoraggio del superamento degli ospedali psichiatrici) segnala 175 pazienti in lista d’attesa (Report 1). In conclusione, anche se i risultati delle due ricerche non sono identici, entrambe evidenziano un allungamento delle liste d’attesa.

 

Grafico liste d’attesa

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