Un Font può fare la differenza
Durante gli ultimi anni si sono affacciate molte soluzioni alla ricerca del modo di consumare meno inchiostro per la stampa di grandi quantità di documenti. Una di queste è apparsa tanto banale quanto geniale: cambiare il tuo font (o carattere tipografico), scegliendone uno dal peso minore.
L’Università del Wisconsin-Green Bay ha evidenziato un calo del 30% nel consumo annuale di toner cambiando semplicemente il font dei documenti ufficiali e delle email da Arial a Century Gothic. Nonostante l’amministrazione dell’università esorti docenti e studenti a stampare il meno possibile (soprattutto le email), l’università ha deciso di cambiare font nell’ambito di un programma quinquennale per ridurre al minimo l’inquinamento e gli sprechi nel campus universitario. Secondo un portavoce dell’università l’inchiostro corrisponde al 60% del costo della singola pagina stampata, con un costo unitario di 10000$ al gallone.
In un’intervista alla National Public Radio, il professor Matthew Dornbush – promotore dell’iniziativa – pur essendo convinto della bontà del cambio di carattere, è ben consapevole che non “salverà il mondo”. Ma può insegnare agli studenti a cercare il cambiamento anche nelle piccole cose.
QUOTE: We're training the students who then go out into the workplace, and if they become used to things like that, this here or slightly colder offices or whatever, they're more likely to then implement these into the businesses and so forth when they leave here.
La scelta dell’Università del Wisconsin poggia comunque su basi ben solide: ridurre l'impatto derivato dalla stampa significa ridurre il consumo delle sue due componenti principali, carta e inchiostro, e la scelta del carattere può influire anche significativamente. Peso, dimensioni, crenatura, che sia serif o sans-serif: un carattere più leggero e sans-serif usa meno risorse e contribuisce a una stampa più veloce, aumentando allo stesso tempo il potenziale di riciclaggio della carta e diminuendo i fogli utilizzati. Tuttavia non sempre è possibile scegliere così liberamente: spesso bisogna giungere a compromessi per mantenere la leggibilità dei documenti e le linee guida di design del proprio brand, spesso molto rigide in tema di font usabili.
Alcuni designer hanno quindi deciso di sviluppare dei font con l’impronta della sostenibilità presente fin dalla realizzazione. Un esempio è Ecofont, un font sviluppato in Olanda e pensato per ridurre l’inchiostro utilizzato mantenendo il grado di leggibilità di un font delle stesse dimensioni. Il carattere Ecofont è infatti punteggiato di piccoli fori, che rendono le lettere praticamente indistinguibili nella dimensione in cui vengono stampati la maggior parte dei documenti. La tecnologia dietro Ecofont è applicabile anche ad altri font, e offre un risparmio del 15% rispetto ai caratteri tipografici principali. Nel 2014 è stato lanciato anche il font Ryman Eco, il cui design è costituito da linee sottili che creano un vuoto dentro ciascuna lettera, diminuendo il consumo di inchiostro.